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Il Café Florian a Venezia, frequentato dalle celebrità

Il Café Florian Il Café Florian di Venezia era infatti un luogo davvero unico per quell’epoca, se dobbiamo credere a Honoré de Balzac nel suo romanzo “Massimilia Doni”:
«Il Caffè Florian è a Venezia un’istituzione indefinibile.
I commercianti vi conducono i propri affari, mentre gli avvocati vi fissano appuntamenti per discutere le loro consulenze più spinose.
Il Florian è al tempo stesso una Borsa, un foyer teatrale, una sala di lettura, un club, un confessionale, e si adatta così bene alla semplicità degli affari del paese che alcune donne veneziane ignorano completamente il tipo di occupazioni dei loro mariti, poiché se hanno una lettera da scrivere, vanno a scriverla in quel caffè.
Naturalmente al Florian abbondano le spie, ma la loro presenza affina il genio veneziano, che in questo luogo può esercitare quella prudenza un tempo così famosa.
Molte persone trascorrono l’intera giornata al Florian; del resto, il Florian è una necessità così imprescindibile per certe persone che, durante gli intervalli, lasciano il palco delle loro amiche per fare un giro lì e sapere cosa si dice.»
Honoré de Balzac
Caffè, sorbetti e gelati e un servizio impeccabile!
Un’altra testimonianza, davvero gustosa, ci giunge dallo svizzero Raoul Töpffer, nel 1842:
Il Café Florian
«Il Caffè Florian, un caffè che ogni sera riunisce fino a cento, fino a mille persone, un caffè che non ha mai chiuso i battenti da cento anni e che a Venezia è famoso quanto lo è da noi la Torre di San Pietro.
Oh, che locale meraviglioso! Oh, che regale operosità!
Si trova in piazza San Marco: sedie, tavoli, tendaggi, sorbetti, caramelle, limonate, tutto è pronto a ogni ora, per tutti i clienti che arrivano.
Con un solo sguardo il cameriere ha registrato le vostre trentasei fantasie, e con un gesto rapido fa apparire davanti a voi intere piramidi di dolci croccanti e bevande ghiacciate.
Uno di questi camerieri, dotato evidentemente di quella squisita perspicacia che, con uno sguardo, sondano i portafogli e leggono negli appetiti, ci prodigano attenzioni discretamente lusinghiere, ora anticipano, ora chiariscono i nostri desideri, e si rivelano, nel giro di pochi istanti, nostri vecchi e fedeli amici.»
Raoul Töpffer - Un viaggio a Venezia 1842
Il Florian: il covo notturno delle celebrità
Negli anni 1800, il Caffè Florian era aperto tutta la notte, senza interruzioni. Di fatto, era il «porto di attracco» degli uccelli notturni.
Il Café Florian Purtroppo, oggi il Florian chiude alle 23 in inverno e a mezzanotte nei mesi estivi, il che ovviamente priva il locale di gran parte di ciò che Louise Colet descrive qui di seguito:
«Passammo sotto i portici del Palazzo Ducale, attraversammo quelli delle Procuratie Vecchie e ci fermammo al Caffè Florian, famoso a Venezia da oltre un secolo.
Come l’antico Café de la Régence a Parigi, ha visto una lunga serie di uomini famosi sedersi sui divani dei suoi due piccoli salotti affrescati e appoggiarsi ai tavolini di marmo bianco, oziando e gustando lo zabaione dorato, il sorbetto nevoso, i gelati duri, il caffè turco e la cioccolata alla vaniglia.
Il Café Florian rimane aperto tutta la notte.
Un vecchio scapolo, pulito, vivace e molto pallido, che vi svolge il servizio notturno da trentacinque anni, ci porta del caffè moka fumante in piccole tazze di porcellana cinese.
Ogni mattina, alle cinque, va a dormire al suono del cannone del porto e si alza alle tre per riprendere il suo lavoro attivo e monotono.
Il Café Florian Ha visto tante notti folli del Carnevale di Venezia, quando Venezia aveva ancora un Carnevale e le maschere misteriose e sorridenti si incrociavano chiamandosi l’una l’altra sotto le gallerie delle Procuratie.
Ricorda i re e i principi in esilio, i generali vincitori e insolenti e, tra loro, Marmont, invalido e taciturno, che trascinava a Venezia il ricordo del proprio tradimento.
Ha visto nella loro tristezza serena o tormentata gli artisti e i poeti immortali; Chateaubriand, seguito come da un’ombra dal suo inesorabile tedio; Manzoni, nei giorni della sua pura giovinezza; Byron, al tempo dei suoi belli amori; Cimarosa, nonostante l’ospitalità della laguna che lo cullò come una madre, che morì prematuramente a causa della crudele proscrizione inflittagli dal barbaro cardinale Ruffo e dall’infame Carolina di Napoli.
Canova, venuto a morire serenamente a Venezia; Léopold Robert, disperato, che vi si tolse la vita in modo sanguinoso; Alfred de Musset, malinconico e beffardo; Balzac, che affogava negli splendori della sua psicologia universale le delusioni e le orrore della vita.
Molti altri ancora scomparsi dalla folla dei viventi e che risplendono nella schiera degli spiriti di cui la terra si ricorda.»
Louise Colet - L'Italia degli italiani 1862
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