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Il Café Florian, in Piazza San Marco a Venezia

Il Café Florian Il Café Florian fu fondato il 29 dicembre 1720 da Floriano Francesconi.
In origine il nome del Café Florian era “A La Venezia Trionfante” (Venezia Trionfante), ma ben presto tutti cominciarono a chiamarlo con il nome del suo proprietario: Il Florian.
Il Caffè Florian non era infatti solo, come aveva auspicato il suo proprietario e fondatore, un caffè, ma soprattutto un luogo di vita e di incontro.
«Ai suoi tempi, Florian era considerato un amico dai più grandi nobili veneziani.
Quando si ammalò, andarono a trovarlo come si sarebbe fatto per un amico intimo o un personaggio di alto rango.
Il Café Florian Canova, che non dimenticò mai i favori ricevuti da lui agli esordi della sua carriera, lo circondò delle cure più attente e delicate.
Il povero uomo, ormai in età avanzata, soffriva terribilmente di gotta.
Era necessario far realizzare un apparecchio che gli consentisse di camminare e delle scarpe che non ferissero i suoi piedi malati.
Fu il grande artista stesso a voler scolpire il modello, sulla base del quale furono poi realizzati l’apparecchio e le scarpe.
La gamba di Florian dopo quella di Teseo! È il buon cuore a completare il genio!»
Henry Harvard - Amsterdam e Venezia 1876
Dopo la morte di Floriano Francesconi, il Caffè Florian viene rilevato dal nipote, Valentino, che gli conferisce un orientamento più in linea con lo spirito dell’epoca… ovvero libertino, e viene frequentato anche per fissare appuntamenti galanti.
Una serata al Caffè Florian
Ippolito Taine, nel suo libro «A Venezia», ci descrive una serata al Caffè Florian nell’Aprile del 1864:
Il Café Florian
«Le ghirlande luminose cominciano ad accendersi sotto i portici delle Procuratie.
Ci si siede al Caffè Florian, in piccoli salottini rivestiti di specchi e di allegre figure allegoriche con gli occhi socchiusi, e si seguono interiormente le immagini della giornata che si dispongono e si trasformano come in un sogno.
Si lasciano sciogliere in bocca sorbetti profumati, poi li si riscalda con un caffè squisito, come non se ne trovano altrove in Europa.
Si fuma tabacco d’Oriente e si vedono arrivare fioraie in abiti di seta, aggraziate e agghindate, che posano in silenzio sul tavolo narcisi o violette.
Nel frattempo la piazza si è riempita di gente; una folla scura brulica e si muove nell’ombra striata di luci; musicisti ambulanti cantano o danno un concerto di violini e arpe.
Ci si alza e, dietro la piazza popolata di ombre in movimento, in fondo a una doppia fila di botteghe illuminate e allegre, si scorge San Marco, la sua strana vegetazione orientale, i suoi bulbi, le sue spine, il suo intreccio di statue, le cavità sempre più scure dei suoi portici, sotto il tremolio di due o tre lampade sparse.»
Ippolito Taine
Una giornata al Café Florian
Paul de Musset, fratello di Alfred, completa il quadro descrivendo i cambiamenti di atmosfera nel corso della giornata nei caffè di Piazza San Marco:
Il Café Florian
«Durante l'estate, le signore vengono a sedersi sulle sedie davanti ai due locali di Florian e Suttile, per ascoltare la musica della guarnigione, che tiene un concerto dalle otto alle dieci di sera.
Lì si ritrova tutta la società riunita in gruppi.
Si passa da uno all’altro; ci si siede accanto a chi si vuole, per tutto il tempo che si desidera, e si chiacchiera gustando dei gelati.
[…] Alle dieci, l’aspetto del salone cambia: l’orchestra smonta i leggii e torna in caserma; le signore si ritirano poco a poco, la folla si dirada lentamente.
[…] Si riconoscono allora quegli amanti della vita notturna che sembrano detestare il letto; per loro i caffè restano aperti così a lungo che, dal Corpus Domini fino a Ognissanti, si eliminano persino le porte; per loro i camerieri fanno i turni di guardia.
A mezzanotte si mangia e si chiacchiera; alle tre del mattino si chiacchiera ancora; infine, a qualunque ora della notte si scenda a San Marco, vi si trovano persone sedute ai tavolini, passanti, mangiatori di gelato, giocatori di scacchi e, soprattutto, oziosi vagabondi che non fanno nulla, non si annoiano mai e restano lì perché si trovano bene.»
Paul de Musset - Viaggio pittoresco in Italia 1855
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