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Khaled Sabsabi «Conference of one's self» Australia, Biennale d'Arte di Venezia 2026

Khaled Sabsabi, Conference of one's self, Australia, Biennale d'Arte di Venezia 2026
Khaled Sabsabi
Khaled Sabsabi ritiene che gli esseri umani abbiano in comune l'immaginazione come facoltà che permette loro di superare i propri limiti socio-culturali.

Queste immagini in movimento stimolano questa facoltà creativa propria di ciascuno, invitandolo a ritrovare se stesso e ad accettare quella degli altri che ha dato origine a culture e spiritualità diverse dalla propria.

«Conference of one's self» si ispira all'opera del poeta sufi Farid-ad-din Attar intitolata «La conferenza degli uccelli», in cui gli uccelli viaggiano attraverso sette valli alla ricerca di una guida-re, il Simorg.

Khaled Sabsabi, Conference of one's self, Australia, Biennale d'Arte di Venezia 2026
Khaled Sabsabi
Concludono il loro viaggio scoprendo che quel re sono loro stessi, sotto forma di un sé comune.

Sabsabi ripercorre il loro percorso attraverso la mistica sufi affermando:

«Non può esistere né uno scopo finale, né una destinazione o forme definitive. Siamo processi, circostanze, passaggi, perché tutto cambia, tutto scorre, nulla è stabile.»

Le sette valli del poema di Farid-ad-din Attar, risalente al XII secolo, corrispondono a sette fasi di una trasformazione spirituale: ricerca, amore, conoscenza, distacco, unità, stupore e annichilimento.

Khaled Sabsabi, Conference of one's self, Australia, Biennale d'Arte di Venezia 2026
Khaled Sabsabi
L'opera di Sabsabi propone di completare questo percorso attraverso l'accesso a un ottavo livello di equilibrio e totalità.

«Considero l'ottavo livello come una tappa simbolica di trasformazione che avvicina gli spettatori alle loro verità, dove le domande assumono più valore delle risposte.»

Da qui la presentazione ottagonale della sua opera, composta da otto pannelli dai colori e dalle forme mutevoli che incantano con le loro apparizioni e sparizioni, creando così quell’assenza di punti di riferimento che rimanda alla propria interiorità.

Un’altra opera di Khaled Sabsabi, «Khalil», è esposta alla Corderia dell'Arsenale di Venezia

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